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Marcello Merlini

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di Nespoli Lisa, Rani Sonia e Singh Sarabjot

«Mi ricordo poi un episodio di quando ero in quinta elementare, ero proprio in questo edificio scolastico: la mia maestra aveva avuto un incidente e la supplente era una ragazza molto brava ma negata nella musica e nel canto. E qui sta il guaio: bisognava preparare un saggio musicale per fine anno! Allora la supplente chiede consiglio alla collega dell’altra quinta, che era mia zia, che le dice: “Guarda, fallo preparare a Marcello: lui balla e canta tutto il giorno!”».

Secondo voi, chi riuscirebbe in quinta elementare a preparare un saggio con i compagni? Io pensavo che fosse «impossibile», a soli dieci anni, in molti non riuscirebbero neanche da adulti, ma il signor Merlini ce l’ha fatta!
Marcello Merlini è un uomo sulla cinquantina che lavora in una associazione, fondata da lui, chiamata Magico Baule, con sede a Carobbio, dove insegna ai ragazzi a cantare e a recitare. Lui fa questo lavoro da quando era piccolo, coltivando la sua passione fin dalla tenera età. 

Quando e come è iniziata la passione per il canto e per il teatro?

È iniziata quando avevo quattro o cinque anni, perché avevo un nonno che faceva il panettiere di professione, ma con una passione per il canto lirico, tanto che nel suo panificio aveva un giradischi con dischi a 78 giri; ascoltavamo canzoni, come Non ti scordar di me, o Mattinata di Leoncavallo. Ho ancora nelle orecchie la voce di mio nonno che cantava e ricordo questi motivi ancora a memoria, dopo tanti anni. Mi ricordo poi un episodio di quando ero in quinta elementare, ero proprio in questo edificio scolastico: la mia maestra aveva avuto un incidente e la supplente era una ragazza molto brava ma negata nella musica e nel canto. E qui sta il guaio: bisognava preparare un saggio musicale per fine anno! Allora la supplente chiede consiglio alla collega dell’altra quinta, che era mia zia, che le dice: «Guarda, fallo preparare a Marcello: lui balla e canta tutto il giorno!». E così, insieme ai miei compagni, ho organizzato il saggio. È stato bellissimo ed è incredibile pensare che dopo cinquant’anni faccia ancora questo, cioè insegnare a cantare ai ragazzi e mettere in scena gli spettacoli. 

Il paese di Gorlago offriva la possibilità di coltivare la passione del canto e del teatro, o bisognava andare altrove?

A essere sinceri, Gorlago è sempre stato un paese che offriva poco da questo punto di vista. Però ho avuto la fortuna di aver avuto genitori che mi hanno capito fin dall’inizio e che mi hanno aiutato a fare quello in cui ero più portato: cominciai a studiare il pianoforte a sette anni, fino al diploma, ho frequentato il conservatorio a Bergamo per due volte a settimana a partire dai dodici anni, fino alla fine del liceo scientifico. Poi a diciannove anni cominciai il canto lirico, per cui ora ho due diplomi. Ho quindi iniziato la mia carriera facendo dieci anni di canto in giro per il mondo, ma alla fine tornavo sempre perché mi mancava la famiglia.

Perché la compagnia teatrale si chiama Magico Baule? Che cosa si fa al suo interno? Da chi è stata fondata?

Questa associazione è stata fondata da me nel 1995, da solo e con pochi aiuti: una collega per l’insegnamento della danza e il portamento, un altro per la dizione. Dopo essere stato per dieci anni «l’uomo con la valigia», cantando nei teatri all’estero, ho capito che la scuola, conservatorio compreso, non era in grado di fornirti gli strumenti per lavorare: io, infatti, ho sbagliato tanto sul lavoro perché non lo avevo sperimentato prima. All’inizio eravamo un gruppo senza nome, una sorta di «Innominati», finché, dopo un anno, ho chiesto a ciascuno dei ragazzi di scrivere su un biglietto dei nomi possibili e la motivazione. La volta dopo abbiamo estratto dal cappello varie proposte e insieme abbiamo votato per Magico Baule perché ci piaceva l’immagine di un baule dal quale, una volta aperto, saltano fuori tutte le fantasie che si hanno, insieme a stoffe, oggetti preziosi, esperienze e sentimenti. Inoltre, questo baule è magico perché il teatro ti consente di entrare in un mondo magico e al contempo ti aiuta ad analizzare il nostro mondo. 

La scuola aveva qualche ruolo nel promuovere le passioni degli studenti?

Io ho frequentato la scuola a Gorlago, e l’ho vista cambiare negli anni. Le medie, al tempo, erano situate dove oggi c’è il nostro comune, solo in seguito si sono spostate dove sono ora. La scuola è sempre stata molto importante per promuovere le passioni dei ragazzi, molto importante per me è stata la possibilità di realizzare un musical già in quinta elementare. Purtroppo, però, la scuola italiana, per la sua organizzazione e soprattutto la sua burocrazia, non è in connessione con il mondo dello spettacolo. Un difetto del sistema educativo italiano è che si concentra poco sulla pratica. Con la scuola, personalmente, non sono mai riuscito a creare progetti concreti. Invece l’arte va insegnata praticandola, la penso come Raffaello o Caravaggio: se uno voleva studiare pittura andava nella bottega, magari di un pittore importante; si iniziava pulendo, per poi passare a fare i colori e scoprire che il giallo più il verde fa il blu, e così si muovevano i primi passi, fino ad arrivare a diventare un grande pittore. Ecco, io lavoro così: prendo i ragazzi, insegno loro a cantare, certo, ma li inserisco subito sulla scena. Pensate che io ho suonato al mio primo concerto dopo cinque anni di solo conservatorio, ed è stato un disastro proprio perché prima di allora non mi ero mai calato in scena: ero talmente agitato che ho vomitato tutta la minestra che avevo mangiato, e nessuno mi aveva spiegato che è meglio non ingerire liquidi prima di un’esibizione. Poi, salito sul palco, senza aver fatto nemmeno una prova, sono inciampato in un tappeto finendo giù a pelle d’orso. Quando mi sono rialzato, potete immaginare come mi sia poi esibito!

Come si viveva la cultura nel paese negli anni ‘80? C’erano eventi culturali?

Gli eventi culturali erano più che altro eventi religiosi, perché la vita di paese negli anni ‘70 e ‘80 era scandita da feste religiose, come la festa della Madonna di Lourdes con la fiaccolata e S. Andrea, feste che ci sono ancora oggi e che prima erano ancora più sentite, anche perché erano gli unici eventi sul territorio. Le giostre e le bancarelle si presentavano solo una volta all’anno; immaginate che voi, che ora potete prendere le caramelle al bar, a quei tempi le potevate trovare solo una o due volte all’anno in concomitanza con queste feste, che erano un evento per tutti. Il canto lo si sentiva solo in chiesa, per radio o alla televisione: io ero un affezionato dello spettacolo di varietà; il musical non esisteva. L’unica attività disponibile a Gorlago era il cinema, ma, per farvi capire la mentalità del tempo, vi basti dire che negli anni ‘70 c’era un signore deputato a «vestire i manifesti», disegnando sopra le donne troppo svestite. Forse c’era qualche proposta in più a Bergamo, ma a Gorlago e in molti altri paesi di provincia non se ne sentiva la necessità. Da questo punto di vista Gorlago era un po’ chiuso. 

La vostra compagnia ha tantissimi costumi di scena: come avete fatto ad averli?

La nostra compagnia si è sempre esibita facendosi pagare, chiedendo rimborsi spese, e i soldi guadagnati in questi trent’anni sono sempre stati reinvestiti in costumi e scenografie. Un conto infatti è la scuola, con i costi delle lezioni, un altro conto è la compagnia teatrale, dove i ragazzi non pagano nulla: le lezioni e le prove sono gratuite. I costumi vengono forniti dalla compagnia, i ragazzi hanno solo l’obbligo di non danneggiare i vestiti. Io disegno i costumi e li faccio realizzare utilizzando stoffe di ottima qualità; immaginate che teatri importanti come il Teatro Grande di Brescia o il Teatro di Vicenza chiedono a noi, che siamo una piccola compagnia di provincia, di noleggiare loro i costumi. Le stoffe dei nostri vestiti vengono per la maggior parte da paesi stranieri come il Bangladesh e l’India. I vestiti vengono conservati in armadi alti tre metri perché non si rovinino gli strascichi, lunghi anche due metri. Ci siamo sempre concentrati più sui costumi che sulle scenografie, perché queste ultime hanno un gran costo dovuto anche ai certificati di messa in sicurezza. Cerchiamo di riadattare quelle che abbiamo tra uno spettacolo e l’altro.

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