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Paolo Bolis

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di Andrea Platonici, Riccardo Persico Mahsouri Charaf

«A Gorlago era naturale fare sport e quando avevo dieci anni partecipai alle elezioni del presidente della polisportiva, in passato si poteva diventare soci già a quell’età. Nel 2015 sono rientrato per dare una mano alla nostra polisportiva come presidente. Abbiamo strutture di cui possiamo vantarci. È importante fare sport, perché far fare sport ai ragazzi a volte ne toglie alcuni dalla strada o semplicemente dal cellulare».

Il signor Bolis ci accoglie presso la palestra all’interno dell’Istituto Comprensivo di Gorlago, che noi conosciamo bene, perché è qui che facciamo educazione fisica, ma oggi scopriamo che ha una storia importante: è qui che Paolo ha iniziato a giocare a minibasket. Ci accorgiamo subito che è un uomo tra i quaranta e i cinquant’anni molto indaffarato, impegnato e riservato, ma quando inizia a parlare è travolgente…

A Gorlago negli anni ‘80/’90 era facile fare sport?

Sì, era facile: c’erano più attività rispetto ad adesso: nella polisportiva oltre al calcio e alla pallavolo c’erano anche il basket, l’atletica e una sezione di ciclismo. Io ho cominciato in quarta elementare nella sezione di atletica, facevamo le corse campestri e il mitico allenatore era Sandro Savoldi, era molto bravo e tanti ragazzi lo hanno avuto come mister, facevamo i nostri allenamenti girando intorno il perimetro della scuola.

Ci racconta qualcosa della polisportiva e di come è nata?

La polisportiva è nata nel 1973 grazie al calcio e all’importanza dell’atletica, a seguire si è aggregata la pallavolo, che è stata un po’ la culla della pallavolo italiana, perché negli anni ‘40 la squadra femminile vinse il campionato italiano. Al tempo la pallavolo era un dopolavoro e il direttore dell’azienda della lavorazione di bottoni, chiamata la Corzite, faceva giocare le ragazze dipendenti in una squadra che vinse diversi scudetti. Questo direttore, nel 1948, è stato fondatore e presidente della Fifa; ancora oggi esiste il premio Eynard dedicato a lui. 

Nel 1983 è iniziato il corso di minibasket.

A Gorlago era naturale fare sport e quando avevo dieci anni partecipai alle elezioni del presidente della polisportiva, in passato si poteva diventare soci già a quell’età. Nel 2015 sono rientrato per dare una mano alla nostra polisportiva come presidente. Abbiamo strutture di cui possiamo vantarci. È importante fare sport, perché far fare sport ai ragazzi a volte ne toglie alcuni dalla strada o semplicemente dal cellulare. Una volta, invece, si giocava per strada, in oratorio o in cortile fino a quando calava il sole.
Io faccio parte della polisportiva e mi sono dato da fare in paese in molti modi: è importante essere parte attiva della comunità, non criticare ma cooperare.

Come si guardava lo sport e come si tifava negli anni ‘80? Oggi abbiamo Sky e Dazn,  ma prima com’era?

Io ho apprezzato il basket, perché il sabato pomeriggio trasmettevano degli spezzoni di partite su Italia 1, quelli che oggi si chiamerebbero gli highlihts, io sono sempre stato tifoso dell’Olimpia Milano, e guardavo anche i Los Angeles Lakers. Le partite di calcio invece si seguivano tramite radiolina ascoltando le telecronache, io mi ricordo che la Santa Lucia della quarta elementare mi portò una radiolina rossonera e la domenica pomeriggio mi sentivo tutte le partite con la radiolina dopo dottrina; le uniche che trasmettevano in televisione erano le coppe europee. Per i goal si aspettava 90 minuto, era un appuntamento fisso delle famiglie, per vedere se si faceva tredici alla schedina. Mi viene in mente solo un episodio: con la mia classe di terza abbiamo fatto la schedina di gruppo e facendo dodici abbiamo vinto 60mila lire, che abbiamo utilizzato per la schedina successiva. Era un’occasione per divertirsi insieme. 

Cosa ti ha spinto da piccolo a giocare a basket? Dove e con chi hai cominciato?

Mi ha spinto la passione per la pallacanestro italiana che in passato era molto forte e diffusa, io sono un tifoso dell’Olimpia Milano Armani Jeans ma sono sempre stato anche appassionato di NBA, e tifo i Lakers.
Prima facevo atletica, ma era uno sport molto difficile da praticare, soprattutto in inverno, poi in prima media mi sono dedicato al minibasket così con il riscaldamento acceso in palestra, quella in cui siamo ora, potevo restare tutto l’anno in pantaloncini (Ride N.D.R.). Ho iniziato a giocare con dei ragazzi di Gorlago, la nostra era una buona squadra, avevamo vinto anche un campionato provinciale di minibasket. Inizialmente il corso di minibasket non era affiliato alla polisportiva. A quindici o sedici anni, con i miei amici, siamo stati i fondatori del settore giovanile del basket a Gorlago. Oggi abbiamo sette squadre, collaboriamo con Carobbio e Chiuduno. Siamo 120 tesserati del basket nella polisportiva di Gorlago. Quando ero presidente il settore si era un po’ sciolto, ma ho proposto a un gruppo di ragazzi che giocava sempre in oratorio di partecipare a un torneo del CSI, hanno accettato e siamo arrivati in semifinale. Da lì abbiamo ripreso.

Quali sono i valori più importanti che ti ha insegnato lo sport?

Il rispetto: delle regole, dei compagni e dell’allenatore. L’amicizia, che si forma in squadra, nell’ambiente dello spogliatoio, e resta per tutta la vita. Eravamo un gruppo di amici che facevano sport.
L’educazione, che dentro e fuori dal campo bisogna sempre mantenere.
L’importante è trovarsi, giocare e divertirsi, mentre oggi si guarda alla divisa più bella. Questo è un problema più dei genitori che dei ragazzi.

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