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Miriam Ghidini

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di Amanda Pievani, Chiara Merlini Jassi Bishav

«Negli anni ’60, grazie alla centrale elettrica, che prima si chiamava Edison e che faceva girare l’economia, Gorlago ha cominciato a fiorire e sono comparsi nuovi negozi, erano tantissimi, tanto che tutte le vie del centro ne erano piene. Questo negozio rappresenta una parte molto importante della mia vita».

Entriamo in negozio, percorriamo le strette corsie di prodotti e ci fermiamo ad ammirare due foto in bianco e nero: una rappresenta Gorlago, l’altra la famiglia Grena al lavoro; tra quegli scaffali la signora Ghidini ci spiega che questa era un’antica drogheria nata nel 1938 e riaperta nel dopoguerra. Quando raggiungiamo il suo ufficio, posto nel retro, ci accorgiamo che sembra diviso in due epoche: da un lato una moderna scrivania che trabocca di oggetti, posta davanti a una semplice scaffalatura di ferro, dall’altro invece un antico scaffale pieno di libri e due poltrone la fanno da padrone, qui si trovava l’antica cucina dove durante le pause di lavoro si poteva venire a pranzare.
In ufficio troviamo anche la figlia della signora: il sindaco Maria Elena Grena, che per gran parte dell’intervista ci farà compagnia. Ci accorgiamo subito che entrambe sono contente di vederci e la signora Miriam, in particolare, è raggiante ed entusiasta.

Lei gestisce un supermercato storico di Gorlago, da quanto tempo? Ci racconta come è nato e cosa rappresenta per lei?

Negli anni ‘60, grazie alla centrale elettrica, che prima si chiamava Edison e che faceva girare l’economia, Gorlago ha cominciato a fiorire e sono comparsi nuovi negozi, erano tantissimi, tanto che tutte le vie del centro ne erano piene. Questo negozio rappresenta una parte molto importante della mia vita.

Com’è avere un negozio a conduzione familiare? Le piace dirigere questa attività o avrebbe scelto qualcos’altro?

Il negozio non apparteneva alla mia famiglia ma a mio suocero, ed è sempre stato di proprietà della famiglia Grena. Quando mio suocero si è ritirato dal negozio, ho lasciato il mio lavoro da impiegata presso la ditta Corali, dove lavoravo da sedici anni, per dare una mano a mio marito. Mi sono adattata bene perché mi piaceva molto.

Come è cambiato il Conad negli anni, per rispondere alle esigenze dei cittadini?

Inizialmente i prodotti erano sfusi ed erano contenuti in cassetti di legno. I clienti acquistavano solo quel poco di cui avevano bisogno, per esempio: se serviva dell’olio portavano da casa delle piccole boccette di vetro da riempire. Non c’erano tutte le confezioni di adesso: una volta, senza nemmeno rendercene conto, eravamo più «ecosostenibili». Si compravano solo materie prime perché si preparava tutto in casa.
Prima infatti eravamo una drogheria, poi col tempo il supermercato si è ampliato più e più volte. Inizialmente ci rifornivamo da diversi produttori, mentre poi ci siamo affidati a un’unica grande catena, la Lombardini. Così abbiamo avuto diversi nomi: Vegè, Costa meno, Compra bene, fin quando nel 2003 siamo diventati Conad. Siamo entrati a far parte di una grande catena per ragioni di mercato, ma restiamo legati alle nostre origini, di negozio di paese, cercando di avere tra i nostri scaffali prodotti particolari che sappiamo la clientela gradisce e che nei grandi supermercati non ci sono.

Oltre ai negozi di alimentari quali altri negozi c’erano?

Dopo la guerra è iniziata un’evoluzione, la centrale elettrica aveva bisogno di manodopera e così hanno chiamato tante persone di Gorlago. Si può dire che dal dopoguerra è tornato il benessere ed il paese ha ricominciato a vivere. Sono nati tantissimi negozi partendo dalla zona delle Bettole venendo in su fino al castello, c’erano tutti i servizi possibili come: tre o quattro macellai, tre o quattro fornai, i fruttivendoli, la lavasecco, i parrucchieri, calzolai, stoffe… Non mancava niente.

Cosa significa avere un negozio «storico» all’interno di un paese piccolo? Com’è il rapporto con i cittadini?

C’era e c’è tuttora un buon rapporto con i cittadini e si cerca di rispondere alle esigenze che volta per volta si presentano. Un tempo ci si conosceva di più e c’era molta familiarità, anche troppa, perché se mancava lo zucchero di domenica, avendo la casa sopra al negozio, capitava che venissero a bussare. Oggi la popolazione è cambiata e tante persone sono venute ad abitare qui. Ma quando la clientela comincia a essere abituale ci si impara a conoscere e ci si può aiutare.
Il modo di venire incontro ai cittadini è cambiato nel tempo: una volta si faceva credito, oggi non si può più, però se c’è bisogno possiamo portare la spesa a casa, come facciamo con tante persone, compresa la nonna di una di voi!

Chi erano i fornitori una volta e chi sono oggi?  

Prima, dal momento che eravamo una bottega, c’erano tanti fornitori diversi; invece, ora abbiamo un unico fornitore che porta tutto ciò che ci serve. Prima, alcuni prodotti come i formaggi erano di  nostra produzione. Data la concorrenza però ci siamo dovuti adeguare per sopravvivere, e abbiamo continuato a fornire un servizio al paese, offrendo a chi vive qui la possibilità di avere un supermercato a portata di mano, e di non doversi così spostare.
Il rapporto con i fornitori è sicuramente cambiato anche per quanto riguarda le modalità di contatto: oggi si fa tutto per e-mail, una volta invece si usava il telefono, che era fisso e quindi si doveva restare in ufficio e non ci si poteva muovere e bisognava fare più cose contemporaneamente; si usava moltissimo anche il fax, uno strumento non troppo antico, ma che a voi sembrerà di altri tempi. Infine, dopo essersi accordati spesso ci si recava direttamente dal produttore o dal fornitore.

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