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Luigi Bolis

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di Gecaj Endrit Pan Oscar

«Il palazzo è del 1600, ma la casa è stata comprata dal mio trisavolo nei primi anni del 1900. A poco più di trent’anni e sposato, gli era nato il desiderio di una villa vicino a un lago o a un fiume. Garibaldi, che era un suo grandissimo “fan”, venuto a conoscenza di questo suo desiderio ed essendosi imbattuto, quasi casualmente, nel suo passaggio verso Boario, in questa villa, allora dei nobili Tacchi e nel suo periodo di massimo splendore, se ne era innamorato e aveva consigliato a Luigi Bolis questo luogo».

Ci siamo recati nello studio del dottor Luigi Bolis, un uomo sui sessant’anni, di media statura. Lo studio si trova lungo un’antica e angusta strada del paese, ed è adiacente alla casa. La storia della famiglia Bolis è interessante, in particolare quella del suo trisavolo, un famoso tenore, che ha conosciuto Giuseppe Garibaldi. Il tenore, prima di intraprendere la sua carriera artistica, era un imbianchino di Mapello appassionato di musica lirica. Un giorno, un impresario artistico che passava da quelle parti lo sentì cantare e gli propose di scritturarlo per delle serate canore; fortuna volle che proprio in quei giorni si ammalò improvvisamente un tenore di un teatro, e lui fu chiamato a prendere il suo posto. Da qui è iniziata la sua carriera. Si è esibito nei teatri più importanti del mondo: in Austria, Prussia (l’attuale Germania), Milano e New York, Buenos Aires, dove ha contribuito alla costruzione dell’ospedale. Ha avuto il titolo di «Posata reale», per cui poteva accedere alla corte dei nobili senza farsi annunciare. A Bergamo non ha mai cantato forse perché non si è mai sentito davvero apprezzato. Garibaldi fu un grande ammiratore del tenore Bolis, tanto da consigliargli di acquistare una villa, ove era situata una panchina in tufo, oggi nota come la panchina di Garibaldi perché si era seduto per riposarsi proprio lì e si era innamorato del luogo.

Da quando c’è la sua casa? E perché il suo famoso antenato ha deciso di abitare qui?

Il palazzo è del 1600, ha una lunga storia, è anche stato quartier generale degli austriaci forse ancor prima che fosse acquistato. Ma la casa è stata comprata dal mio trisavolo nei primi anni del 1900. A poco più di trent’anni e sposato, gli era nato il desiderio di una villa vicino a un lago o a un fiume. Garibaldi, che era un suo grandissimo «fan», venuto a conoscenza di questo desiderio ed essendosi imbattuto, quasi casualmente, nel suo passaggio verso Boario, in questa villa, allora dei nobili Tacchi e nel suo periodo di massimo splendore, se ne era innamorato e aveva indicato a Luigi Bolis questo luogo. 

Come è cambiata nel tempo? Sia la struttura sia la natura circostante?

La struttura di base della casa non è cambiata, la parte del palazzo centrale ha subito delle modifiche, non strutturali, perché mio padre voleva lasciarla così. È stata leggermente modificata negli arredi ed è stata collegata all’edificio dove ci sono lo studio dentistico e l’abitazione, che è una casa turrita del 1564, dove prima c’era un piccolo filatoio di bachi da seta all’ultimo piano e che arriva fino all’angolo della via.
Prima ci abitava solo il tenore, ora sono tre nuclei familiari, tutti suoi discendenti.
Il giardino non è cambiato, ma lo ha fatto il fiume Cherio: ai tempi pullulava di pesci, ci si faceva il bagno, aveva due o tre metri di fondale, mentre ora l’acqua arriva al ginocchio. Era addirittura navigabile, tanto che nel giardino c’era una darsena per le barche, dove ora è sorto un canneto. Arrivando dal ponte di Carobbio, si ha ancora l’idea del luogo, del gorgo del Cherio, da cui anche il nome del paese, «gurgum lacum». Anche il corso dell’acqua è cambiato, circa quarant’anni fa. Oggi è molto più basso e, purtroppo, più sporco.

Parlando del paese di Gorlago: la mia famiglia gestisce un bar. A Gorlago ci sono sempre stati molti bar? Erano un luogo d’incontro importante?

I bar erano più o meno gli stessi, anzi, addirittura di più. L’ultimo è stato il bar Apollo, che comunque è presente dagli anni ‘80. È cambiata la gestione, anche la clientela: una volta erano frequentati solo dagli abitanti di Gorlago, mentre ora tutti ci spostiamo con più facilità.
La storia del nostro intervistato, invece, è strettamente legata alla storia dell’odontoiatria a Gorlago. Luigi Bolis, omonimo del suo antenato, nacque nel 1964 a Gorlago, il padre era un odontotecnico con un diploma in un istituto tecnico.
«Un odontotecnico non è una figura professionale medica, come un dentista, autorizzato ad operare nella bocca dei pazienti», ci spiega. Negli anni sessanta la figura professionale del medico di famiglia era un po’ diversa rispetto a quella di oggi: era un «tuttofare» e si occupava di qualsiasi problema sanitario. In tutto il paese di Gorlago c’era un unico medico, il dottor Gilberti. Da quanto ci racconta Luigi Bolis, il dottore era un omone dalla voce grossa che incuteva molta soggezione. Quando qualcuno aveva mal di denti si recava da lui, che come unica «cura» estraeva il dente dolente, anche quando si trattava di bambini: in tanti fino ai sei, sette anni, quando erompevano i permanenti, restavano senza denti. Suo padre dopo la scuola in odontotecnica, aveva lavorato a Bergamo in uno dei pochi studi e lì aveva appreso, seppure in maniera rudimentale, le arti dell’odontoiatria, in particolare come fare le otturazioni. Nel 1962/1963 aprì a Gorlago quello che era, come diceva la targa, il «laboratorio odontotecnico Bolis Dante». Venivano aggiustate dentiere, riparati i ponti e così via. Dal momento che la gente della provincia di Bergamo, da Lovere, Palazzolo, Seriate aveva sentito parlare dell’odontoiatra Bolis, che si occupava anche di sistemare e non solo di togliere i denti, cominciò a recarsi nel suo studio. Anche la domenica mattina alle otto c’era chi suonava il campanello in casa per risolvere il mal di denti. Il padre del signor Bolis è purtroppo venuto a mancare in un incidente aereo nel 1989, quando il nostro Luigi Bolis era al secondo anno di medicina, e quindi lo studio è andato avanti grazie a un altro dentista, amico, che ha portato avanti l’attività, assieme poi ad altri odontoiatri, anche per più tempo del previsto, dal momento che Luigi Bolis dovette affrontare una «disavventura universitaria»: infatti, dopo essersi laureato in medicina nel 1993, non ha potuto esercitare la professione di dentista per problematiche legislative legate all’entrata dell’Italia in Unione Europea, che hanno costretto il dottor Bolis a svolgere diversi lavori (tra cui medico alla casa di riposo, al pronto soccorso e il rianimatore del 118) prima di poter finalmente Diventare odontoiatra e prendere in mano lo studio.

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