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Enzo Pellegrinelli

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di Bono MatteoAouani Ossama Rbiyab Bilal

«La realtà di Gorlago è nata nel 1910 dalla società Gea (Gruppo Elettrico Adamello), quando in Italia iniziava il processo di elettrificazione. Prima serviva solo per la luce, ma il vero e proprio boom è stato tra le due guerre».

Il parcheggio della scuola è contornato da lampioni tutti diversi tra loro e sovrastato da fili della corrente, che confluiscono in una sorta di torretta, dove si interrompono di colpo. È lì, infatti, che finisce il territorio di competenza delle centrali di distribuzione dell’energia e ne inizia l’utilizzo dei privati, in questo caso della nostra scuola. Non ci saremmo mai accorti di questi dettagli e non avremmo mai imparato molte cose se non ce le avesse spiegate Enzo Pellegrinelli, un distinto signore sulla sessantina, alto e magro, ben vestito e con degli occhiali rotondi.

Che ruolo svolgevi quando lavoravi in Enel?  

Nella mia lunga carriera lavorativa ho iniziato come assistente di quella che prima si chiamava Gea, Edison, Enel, e ora Terna. Il mio compito era quello di dare le attrezzature agli operai e dire loro cosa fare, poi sono diventato responsabile e a quel punto il mio compito era quello di confrontarmi con gli assistenti per controllare che tutto funzionasse in modo corretto. Lo scopo principale dal primo giorno in cui sono entrato a far parte dell’Enel fino all’ultimo era di fare tutto in sicurezza.
Pensate che l’energia elettrica ha un grossissimo limite: può essere prodotta solo se contestualmente viene usata, quindi non si possono creare delle riserve, ma importantissimo è programmare la produzione perché si produca quel che serve, non di meno ma neanche di più. In Italia la pianificazione viene svolta a Roma e applicata in modo sistematico da tutti. Importante è programmare in modo corretto la manutenzione per prevenire il guasto.
Oggi è quasi meglio restare senz’acqua che senza corrente, perché al giorno d’oggi tutto funziona con la corrente. È fondamentale garantire continuità di servizio per gli utenti, ma anche per gli operatori: mi ricordo di un intervento fatto per un guasto in Valcamonica, per il quale gli operai sono stati mandati a casa, perché senza corrente non potevano lavorare. 
Importantissimi sono quindi i controlli e le manutenzioni periodiche, negli anni ‘70 si facevano una o due volte alla settimana, ma restavano locali, col passare del tempo le metodologie sono state condivise a livello nazionale e regolamentate, mettendo tutto in rete quello che una volta si scriveva compilando un registrino cartaceo.

Oggi sul lavoro abbiamo tutte le precauzioni possibili per evitare infortuni, ma negli anni in cui lavoravi tu fare il tuo lavoro era pericoloso?    

Il mio lavoro, da quando ho cominciato a lavorare nel ‘69, aveva e ha tutt’oggi dei principi: la continuità del servizio, la conservazione dei capitali, quindi delle strumentazioni, e la sicurezza. Quest’ultimo punto è fondamentale perché in questo lavoro si può sbagliare una sola volta: se ti va male potresti non sbagliare una seconda! Gli incidenti per «elettrocuzione», così si chiama, sono molto gravi, essendoci cavi dell’alta tensione. Nelle nostre case la tensione è di 220 volt, e già costituisce un rischio alto, figuriamoci le 380.000 volt dei nostri impianti. Ovviamente si cerca di contenere il rischio già quando si costruisce la stazione, posizionando i tralicci molto in alto, minimo a tre metri e mezzo se non a cinque metri e mezzo da terra, perché non entrino erroneamente a contatto con le persone. Sono state poi adottate delle procedure perché l’operaio nei suoi interventi di controllo e manutenzione possa agire in sicurezza, dal momento che non si può togliere corrente a tutto l’impianto, altrimenti si genererebbe un blackout. Con l’inizio degli anni ‘70 e la nascita dell’Enel, le procedure di sicurezza sono state messe per iscritto e non più lasciate alla libera interpretazione delle persone. Gli incidenti che possono capitare sono: la folgorazione, che accade molto raramente, la caduta dall’alto, ma il rischio maggiore è dato dagli incidenti stradali, perché per lavoro noi dobbiamo muoverci molto. Oggi nel mio lavoro la sostanza di molte procedure è uguale rispetto al passato e si ha sempre avuto a cuore la sicurezza, proprio perché il rischio di incidente è molto alto. Molto importante è la formazione di tutti i dipendenti.

Come mai hanno costruito la centrale proprio qui a Gorlago? 

Innanzitutto comincio col dire che l’elettricità non si produce a Gorlago, ma nell’alta Val Camonica, in Val Seriana e Val Brembana. Lì ci sono le centrali idroelettriche che producono energia dai fiumi e dai laghi di montagna, nel modo più economico: sfruttando i dislivelli.
Si produce in montagna, ma il consumo maggiore è dove ci sono le fabbriche.
La realtà di Gorlago è nata nel 1910 dalla società Gea (Gruppo Elettrico Adamello), quando in Italia iniziava il processo di elettrificazione. Prima serviva solo per la luce, ma il vero e proprio boom è stato tra le due guerre.
Ora vi spiego perché proprio a Gorlago: perché sulla carta, a tavolino, si è tracciata una linea che coincideva proprio con il nostro piccolo paese, Gorlago era ed è uno snodo verso la bassa e che prosegue fino al milanese. Grazie a questa nuova centrale molte persone si trasferirono per avere un’occasione di lavoro. Negli anni successivi i lavoratori di Gorlago erano riconosciuti in Italia come esperti e tanti hanno girato il mondo. 
La centrale sostanzialmente è simile a quella dell’inizio, si è ingrandita perché sono aumentati i tralicci, ma il boom di produzione è avvenuto negli anni ‘60, poi si è imparato a consumare meno. Il lavoro si è anche tecnologizzato, per cui i dipendenti negli anni sono passati da 150 a 50.

Oggi, bene o male, l’illuminazione c’è sempre la sera, ma prima com’era? Gorlago era illuminata come oggi?   

Prima, nelle case, si avevano poche luci a disposizione rispetto a oggi perché la vecchia lampadina a incandescenza consumava molto di più, ma emetteva una luce naturale, più calda, con un colore più prossimo a quello della luce del sole, stancava meno l’occhio. Le lampadine di adesso invece, a led, consumano meno e sono solitamente di un colore giallastro più freddo. Esistono due tipi di luce: quella calda che stanca meno l’occhio, quella fredda a led che non ha la necessità di scaldarsi e che consuma un decimo delle altre. La luce a led può essere facilmente colorata e nelle case è meglio ricorrere a una luce calda, che stanca meno l’occhio, mentre nei negozi si preferisce usare la luce bianca.
La luce a incandescenza, che consumava molto di più, era più flebile, mentre oggi a parità di costo si può illuminare tutto il paese. Un’altra cosa importante è l’illuminazione stradale, che deve essere sempre costante, una volta come oggi. Un tempo, sia per costi sia per minor necessità, le strade erano meno illuminate ma allora come oggi bisognava fare attenzione ai coni d’ombra che non dovevano assolutamente esserci sulle strade, perché non si può passare dalla luce al buio. Anche l’altezza del palo è calcolata per garantire questa resa.

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